Brand equity e valore del brand: modelli di Aaker e Keller

Confezione e riscontri dei clienti utilizzati per riflettere sul valore di un brand.

La brand equity è il valore che il nome di una marca può aggiungere o sottrarre alla sua offerta. Riguarda ciò che le persone conoscono, associano e si aspettano dal brand, insieme al rapporto che sviluppano nel tempo.

Per un professionista o una piccola attività, il tema diventa concreto quando qualcuno cerca proprio quel nome, riconosce una competenza specifica o consiglia il servizio raccontando un’esperienza. Sono segnali da approfondire per capire quale ruolo abbia il brand nella scelta.

I modelli di David Aaker e Kevin Lane Keller offrono due riferimenti per studiare questi aspetti. Vediamo che cosa descrivono e come usarli per formulare domande utili sulla tua attività.

Brand equity: significato e differenza rispetto al valore monetario

La brand equity viene spesso tradotta con “valore della marca” o “patrimonio di marca”. Nell’analisi di marketing interessa comprendere come il brand contribuisca alle aspettative, alle valutazioni e ai comportamenti delle persone.

Immagina due laboratori che offrono un servizio simile. Di uno conosci soltanto l’indirizzo; dell’altro ricordi lavori precedenti, spiegazioni precise e un’esperienza soddisfacente. Il nome del secondo porta con sé informazioni che possono aiutarti a valutarlo.

Questa descrizione non attribuisce al marchio una cifra in euro. Una valutazione monetaria richiede uno scopo, dati e un metodo specifico. Un insieme di recensioni positive o di ricerche del nome, da solo, non consente di calcolare quanto valga economicamente il brand.

Perché interessa anche professionisti e attività locali

La riconoscibilità di un’attività può nascere da elementi molto concreti: il servizio per cui viene ricordata, la qualità del lavoro, il modo di rispondere o la chiarezza delle spiegazioni.

Per esempio, un cliente può consigliare un professionista dicendo “spiega bene tutti i passaggi” oppure “è specializzato proprio in quel problema”. Queste descrizioni aiutano a capire quali aspetti dell’esperienza vengono associati al suo nome.

La domanda utile è se tali associazioni corrispondano al lavoro che vuoi sviluppare e alle persone che vuoi raggiungere. Il confronto si collega al posizionamento di marketing, perché riguarda anche il rapporto con le alternative disponibili.

Il modello di brand equity di Aaker

In Managing Brand Equity, David Aaker descrive risorse e passività collegate al nome e al simbolo della marca, capaci di aggiungere o sottrarre valore all’offerta. Il modello individua cinque categorie:

  • Fedeltà alla marca: il rapporto che sostiene la preferenza e la continuità della scelta.
  • Notorietà: la possibilità di riconoscere e ricordare il brand.
  • Qualità percepita: la valutazione della qualità attribuita all’offerta.
  • Associazioni di marca: idee e significati collegati al brand, oltre alla qualità.
  • Altre risorse proprietarie: per esempio marchi, brevetti e relazioni con i canali distributivi.

Le categorie permettono di osservare aspetti diversi. Un nome può essere conosciuto e al tempo stesso associato a esperienze deludenti. Per una prima lettura, considera quali elementi trovi documentati e quali stai soltanto presumendo.

Il modello di Keller: la piramide CBBE

Nel lavoro Building Customer-Based Brand Equity: A Blueprint for Creating Strong Brands del 2001, Kevin Lane Keller organizza la costruzione del brand in quattro livelli e sei blocchi:

Livello Blocchi Aspetto considerato
Identità Salience, rilevanza del brand nella memoria Riconoscimento e ricordo nelle situazioni pertinenti
Significato Performance e imagery Prestazioni dell’offerta e immaginario associato
Risposta Judgments e feelings Giudizi ed emozioni del cliente
Relazione Resonance Profondità del legame e partecipazione attiva

La risonanza comprende una relazione che va oltre il semplice acquisto ripetuto: considera anche attaccamento, comunità e coinvolgimento. Il modello aiuta a leggere come conoscenza, significati e risposte sostengano quel rapporto.

È una struttura di analisi da adattare al contesto. Il tipo di servizio e le occasioni di utilizzo incidono sulle forme che il rapporto può assumere.

Aaker e Keller: come usarli nella pratica

Puoi partire dalle categorie di Aaker per organizzare una prima raccolta di informazioni e usare i livelli di Keller per approfondire il percorso del cliente. Mantieni separate le descrizioni dei modelli dalle tue osservazioni sull’attività.

Un modo operativo consiste nel preparare una scheda con tre colonne: domanda, evidenza disponibile e approfondimento necessario. Per esempio: “Per quale servizio veniamo ricordati?”, “I clienti citano soprattutto il servizio storico”, “Verificare come descrivono la nuova offerta”.

Questa scheda evita di trasformare un’impressione personale in una conclusione. Se mancano informazioni, il passo successivo è raccoglierle con domande e osservazioni coerenti.

Brand equity, brand awareness e reputazione

La brand awareness riguarda il riconoscimento e il ricordo. La reputazione aziendale riguarda le valutazioni che si formano intorno all’attività. La brand equity considera il contributo del brand al valore dell’offerta e al rapporto con i clienti.

Per esempio, una campagna può far conoscere un nome a più persone. Per capire che cosa ne deriva, occorre poi osservare che cosa viene ricordato e come l’esperienza sostiene o modifica le aspettative.

Un’attività può essere molto conosciuta in una zona per un servizio che oggi vuole ridimensionare. In quel caso la notorietà esiste, ma serve capire come presentare e far comprendere le altre competenze.

Un esempio per uno studio professionale

Immagina un caso ipotetico: uno studio di consulenza del lavoro viene consigliato soprattutto perché rende comprensibili gli adempimenti ai titolari di piccole imprese.

Il nome dello studio è associato a spiegazioni chiare e disponibilità nel seguire i passaggi. Il sito, però, riporta soltanto un elenco generico di servizi e non aiuta chi arriva da una segnalazione a capire come si lavora.

Un primo approfondimento potrebbe confrontare ciò che i clienti raccontano con le informazioni disponibili. Lo studio potrebbe poi preparare pagine con esempi di richieste, modalità di assistenza e materiali consegnati.

La revisione riguarderebbe anche il lavoro effettivo: spiegazioni, risposte e documenti devono continuare a sostenere l’esperienza descritta. Dopo l’intervento, si potrebbero raccogliere risposte da nuovi contatti per capire quali aspetti hanno compreso prima di scrivere.

L’esempio illustra un’applicazione possibile, senza attribuire automaticamente un risultato alla modifica del sito.

Come osservare la brand equity

Il lavoro di Aaker sulla misurazione della brand equity propone gruppi di misure e richiama la necessità di interpretarle con attenzione. Anche per una piccola attività è utile combinare informazioni diverse.

  • Domande ai clienti: per quale bisogno ricordano l’attività e quali caratteristiche le attribuiscono.
  • Richieste ricevute: quali servizi vengono cercati e con quali aspettative.
  • Esperienze raccontate: quali aspetti tornano in recensioni e segnalazioni.
  • Relazione nel tempo: come si sviluppa il rapporto nelle occasioni pertinenti.

Gli acquisti ripetuti richiedono una lettura legata al servizio. Una prestazione occasionale può non prevedere un riacquisto ravvicinato; la mancanza di frequenza, da sola, dice poco sul giudizio del cliente.

Con pochi casi, considera le osservazioni come indicazioni da approfondire. Se vuoi confrontare risposte nel tempo, mantieni simili domande, destinatari e modalità di raccolta. I KPI di marketing possono aiutarti a organizzare alcune misure, senza ridurre l’analisi a un unico numero.

Da quali interventi cominciare

Raccogli alcune descrizioni reali del tuo lavoro e confrontale con ciò che presenti sul sito e negli altri materiali. Cerca differenze concrete: un servizio poco comprensibile, una competenza difficile da trovare o informazioni che creano aspettative errate.

Puoi poi scegliere un intervento circoscritto e stabilire come verificarlo. Per esempio, rivedere una pagina e chiedere a persone che non conoscono il servizio di spiegare che cosa hanno capito.

La guida alla strategia di branding approfondisce le scelte di identità e comunicazione. Per analizzare come sito, recensioni e social presentano la tua attività, il Check-up Reputazionale Strategico offre un documento con osservazioni e indicazioni operative da cui organizzare il lavoro successivo.

Immagine di Pamela Guccione
Pamela Guccione

Dott.ssa Magistrale in Management presso l'università Commerciale L.Bocconi di Milano, consulente marketing strategico e fondatrice di Melagraphic.
Aiuto professionisti e attività locali a valorizzare la propria attività e ad acqisire clienti con strategie di marketing mirate.